SILVIA PERONETTI

PAPER MOON

In the project titled "Paper Moon" Silvia Peronetti offers an introspective and poetic reflection on the fate of our dreams and deepest aspirations, often trapped and stifled not only by contingent or social factors but also by our own fears. The lamps lit in the night, inside the houses, become ‘trapped’ moons. Metaphors precisely of this tension to reach one's dreams. In an often equivocal cross-reference between inside and outside. Are we inside and looking outside? Or is it the other way around, are we outside and looking inside ourselves?

In "Paper Moon" Silvia Peronetti propone una riflessione intimista e poetica sul destino delle nostre aspirazioni più intime e profonde, spesso intrappolate e castrate non solo da fatti contingenti o sociali ma dalle nostre stesse paure. Le lampade accese nella notte, all'interno delle abitazioni, diventano lune "intrappolate". Metafore appunto di questa tensione al raggiungimento dei propri sogni. In un rimando spesso equivoco tra interno ed esterno. Siamo dentro e guardiamo fuori? Oppure è il contrario, siamo fuori e indaghiamo dentro noi stesse?


A DIALOGUE BETWEEN DAN FLAVIN AND THE MOON

This project is loosely inspired by Dan Flavin’s work. Like any dialogue with a beloved artist from the past it thrives on imagination. The photographs emerge from a process of abstraction or “extraction” from the dense and chaotic city environment but without completely transcending it. By connecting neon lines (from billboards left “bare” for a few days) with the city’s punctual lights (street lamps, car headlights, traffic light), Silvia Peronetti aims to challenge reality, remixing its elements, to create a new narrative.

The project, is developed in two parts:

Part I - In the summer of 2014, it happened inexplicably that for a few days in Milan the neon lights of some billboards remained on without their sheets. Immediately thinking of the work of the American minimalist, Silvia Peronetti photographed them, relating the rigor of the luminous lines - a tribute to the beloved artist - with the city's chaotic point lights such as street lamps, car headlights and traffic lights. Then in Piazzale Lotto, she ‘sees’ him talking to the moon and imagines what the dialogue between them might be, which she transcribes poetically.

Part II: A few months later, in 2017, she imagines Dan Flavin walking in the sky to set up a sort of magical open-air exhibition and photographs Bernardi Roig's sculpture ‘The Man of Light’ (the title of which sounds like a predestination), also in Milan. Finally, thinking that she had to use some stairs to climb into the sky, she photographs those too.

The layout of the MIA Off section unveils the mystery of this second series of photographs, preparing us for Dan Flavin's journey. A sequence accompanies the viewer, minute by minute, from the last light of day, to the deep, intense darkness of night.

Questo progetto è liberamente ispirato all'opera di Dan Flavin e come ogni dialogo con un artista amato del passato, si basa e si nutre di immaginazione. Le fotografie emergono da un processo di astrazione o “estrazione” dall'ambiente denso e caotico della città ma senza trascenderlo completamente. Mettendo in relazione le linee bianche dei neon  (di cartelloni pubblicitari lasciati “spogli” per qualche giorno) con le luci puntiformi della città (che sono i lampioni, i fari delle auto, i semafori), Silvia Peronetti vuole provocare  la realtà, rimescolandone gli elementi per creare una nuova narrazione.

Il progetto sopra descritto, si sviluppa in due parti:

Parte I - Nell'estate del 2014 accadde inspiegabilmente che per alcuni giorni a Milano i neon di alcuni cartelloni pubblicitari rimasero accesi seppure senza i loro teli. Pensando immediatamente al lavoro del minimalista americano Silvia Peronetti li fotografa mettendo in relazione il rigore delle linee luminose, omaggio all'artista amato, con le luci puntiformi  e caotiche della città come  lampioni, fari delle auto, semafori. Poi in Piazzale Lotto,“lo vede” che parla con la Luna e immagina quale possa essere il dialogo tra loro che trascrive poeticamente.

Parte II:  Qualche mese più tardi, nel 2017, immagina Dan Flavin che cammina nel cielo per allestire una sorta di magica mostra a cielo aperto e fotografa la scultura di Bernardi Roig “L’uomo della luce” (il cui titolo sembra una predestinazione), sempre a Milano. Infine pensando che per salire nel cielo abbia dovuto servirsi di alcune scale fotografa anche quelle.

L 'allestimento della sezione MIA Off svela il mistero di questa seconda serie di fotografie, preparandoci al viaggio di Dan Flavin. Una sequenza di immagini accompagna lo spettatore, minuto dopo minuto, dalle ultime luci del giorno al buio intenso e profondo della notte.


SILVIA PERONETTI

Silvia Peronetti is an Italian photographer based in Milan. She discovered photography in her teenage years. After the Classical Lyceum she enrolled in the Academy of Fine Arts in Bologna where she attended the Photography Course taught by Prof. Claudio Marra. The following year she joined the Polytechnic University of Milan. Since 1997, she has been working as a freelance architect while pursuing her photographic practice independently. Over time, these two disciplines have influenced each other, creating a dualism that permeates her work. It unfolds in two dimensions: one dreamlike and introspective, the other documentary. Since 2018, she has participated in workshops and portfolio reviews with prominent figures such as Joachim Eskildsen, Hannes Wanderer, Tim Carpenter, Jason Fulford, and Mark Steinmetz.

Silvia Peronetti è una fotografa italiana che risiede a Milano. Ha scoperto la fotografia nell'adolescenza. Dopo il Liceo Classico si è iscritta all'Accademia di Belle Arti di Bologna, frequentando il Corso di Fotografia del Prof. Claudio Marra e l'anno successivo al Politecnico di Milano. Dal 1997 lavora come Architetto libero professionista perseguendo parallelamente il suo percorso fotografico in modo indipendente. Negli anni le due discipline si sono alimentate reciprocamente  in modo intimo e profondo, ora sovrapponendosi  ora divergendo, in un dualismo che a tutt'oggi permea il suo lavoro. Esso si articola infatti su due piani: uno onirico e introspettivo, l’altro documentaristico. Dal 2018 ha partecipato a vari workshop e letture portfolio con figure di spicco come Joackim Eskildsen, Hannes Wanderer, Tim Carpenter, Jason Fulford e Mark Steinmetz.