GIULIO CEROCCHI

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The interiors of an old empty house; beyond the frosted glass, probably, a neglected farm. With their gray, cold, and bare walls, the rooms seem to be sleeping in a dull and dreamless slumber. But then, someone enters the faded memory of this ancient house, and begins to imagine, to daydream, walking here and there through the empty rooms: here, there would be a children's room, with many toys and pastel green furniture; over there, a kitchen could be made with red cabinets; to the right, the storage room with wine crates; and here, behind, the living room with beautiful books, lights, and paintings... The house starts to color, comes to life, begins to breathe. This is a joyful game of imagination that many of us spontaneously indulge in when we step into these mysterious abandoned houses; but then, we walk out the door, and everything is soon forgotten... Giulio Cerocchi, however, stays: he photographs the deserted rooms in black and white; then, he assembles and, with many small colored pieces of furniture, creates what he had imagined; finally, with a free and playful gesture, he places the objects here and there, bringing to life a new, cheerful, possible house. Cut out and mounted on a magnetic support, all these pieces are, in turn, really movable at the discretion of the observer, so that each viewer can recreate the house of their dreams. No longer considered just an object to be contemplated, photography transforms into a movable collage, an invitation to play and activate the imagination. Always ready for experiments capable of opening photographic language to new possibilities, Cerocchi here brings to life an almost three-dimensional space. A space where even the observer becomes a discoverer and creator of their own creativity. A "game of furnishing" where imagination can flow freely and peacefully, without rational constraints or merit judgments. But also a "game of looking," where we see an ancient, motionless house become the backdrop for a new theater of life.

Gli interni di una vecchia casa vuota; di là dai vetri opachi, probabilmente, un podere in abbandono.  Con le loro pareti grigie, fredde e nude, le stanze sembrano dormire di un sonno opaco e senza sogni. Poi però qualcuno entra nella memoria spenta di questa casa antica, e comincia a immaginare, a sognare  a occhi aperti, camminando qua e là per i locali sgombri: qui ci starebbe bene una stanza per bambini, con tanti giocattoli e mobili verde pastello; là invece si potrebbe fare una cucina con armadi rossi; a destra il ripostiglio con le cassette per il vino;  e qui dietro il soggiorno con bei libri e luci e quadri… La casa si colora, prende vita, comincia a respirare. È questo un allegro gioco della fantasia a cui tanti di noi si lasciano spontaneamente andare quando ci capita di metter piede in queste misteriose casa abbandonate; poi però si esce dalla porta e tutto viene presto dimenticato… Giulio Cerocchi invece si trattiene: fotografa in bianco e nero i locali deserti;  poi compone e, con tanti piccoli elementi di arredo colorati, realizza quel che aveva immaginato; infine, con un libero gesto giocoso, posiziona qua e là tali oggetti, dando vita a una nuova allegra casa possibile. Ritagliati e montati su un supporto calamitato, tutti questi pezzi sono a loro volta, realmente, spostabili a piacimento da chi osserva le foto, così che ogni spettatore possa ricreare la casa dei suoi sogni. Non più  considerata solo come un oggetto da contemplare la fotografia si trasforma in un collage mobile, in un invito a giocare e ad attivare la fantasia. Sempre pronto a sperimentazioni capaci di aprire il linguaggio fotografico a nuove possibilità, Cerocchi dà qui vita a uno spazio quasi tridimensionale. A uno spazio dove anche lo spettatore diventa scopritore e artefice della propria creatività. Un “gioco dell’arredo” dove la fantasia può scorrere libera e serena, senza vincoli razionali o giudizi di merito. Ma anche un “gioco del guardare”, dove vediamo un’antica casa immota diventare il fondale per un nuovo teatro della vita.

Il Confine non Desidera mai una Stanza tutta per sé 

Nell’anno 2012, girovagando per le campagne della Maremma toscana, mi imbattei in un vecchio casolare abbandonato ma in buone condizioni che mi permisero di perlustrarne le varie stanze. La luce che filtrava attraverso le finestre e le porte faceva compagnia a un profondo silenzio. Questo progetto intitolato “ il confine non desidera mai una stanza tutta per sé “  rimase poi nel cassetto. Oggi, riprendendo la tecnica artistica del collage manuale che utilizzavo negli anni 70/80, ho inserito nel contesto dell’immagine in bianco e nero figure colorate di fiori e piante ritagliati, dando così nuova vita a un vecchio progetto.

In 2012, while wandering through the countryside of the Tuscan Maremma, I came across an old, abandoned farmhouse that was in good condition, allowing me to explore its various rooms. The light filtering through the windows and doors accompanied a profound silence. This project, titled “The boundary never longs for a room of its own,” was then set aside. Today, revisiting the manual collage technique I used in the 70s and 80s, I have inserted colorful cut-out figures of flowers and plants into the context of the black-and-white image, thus breathing new life into an old project.


Historical Memory

The “Historical Memory” project is an attempt to physically recover monuments, buildings, and ruins, giving them new life and, above all, preserving a living memory for the future.  Symbolically, the brick represents support for this reconstruction and conservation effort.

Il progetto “Memoria Storica” consiste nel tentativo di recuperare ‘materialmente’ monumenti, edifici, ruderi e dare a loro una nuova vita e soprattutto mantenere una memoria viva per il futuro. Simbolicamente il mattone è un aiuto a questo progetto di ricostruzione e di conservazione.


cours progressif de paysage

This project is the natural continuation of Live in Retreat and in Silence, and Be Wild. After working with bucolic images and unspoiled landscapes, I decided to use photographs of bleak buildings in the outskirts of Grosseto (it hardly matters which city) and, at the same time, to convey a sense of serenity and familiarity through the presence of reassuring characters placed within the scene. The drawings are taken from late 19th-century French albums titled Cours Progressif de Paysage. The project is developed on two visual levels: in the foreground, I incorporated printed drawings of these characters from another era (screen-printed on transparent plexiglass), deliberately placed front and center to immediately evoke a sense of calm and familiarity. In the background, set two centimeters apart, I positioned the photographic images of urban buildings. The physical distance between the drawing and the photograph is intended to reinforce the temporal separation between the two layers.

Questo progetto è la naturale conseguenza di vivi ritirato e nella quiete e sii selvaggio. Dopo immagini bucoliche e paesaggi incontaminati ho pensato di utilizzare fotografie di deprimenti edifici della periferia di Grosseto – poco importa il nome della città – e, contemporaneamente, di dare un messaggio di serenità e di familiarità tramite rassicuranti personaggi inseriti nel contesto. I disegni sono tratti da album francesi della fine dell’Ottocento, intitolati proprio Cours progressif de paysage. Il progetto è sviluppato su due piani visivi: nel primo ho inserito la stampa dei disegni di questi personaggi d’altri tempi (serigrafia su plexiglass trasparente), volutamente collocati in primo piano per trasmettere immediatamente quiete e familiarità. In secondo piano, a due centimetri di distanza, ho inserito invece l’immagine fotografica degli edifici urbani. La distanza materiale tra il disegno e la fotografia si prefigge di rafforzare lo spazio temporale dei due livelli.


Vivi ritirato nella quiete e sii selvaggio

On various cycling trips in the Uccellina Park in the Maremma region of Grosseto, I have often paused in front of some of nature's marvellous spectacles. Wild places, little human presence and the possibility of imagining, of building with simple pencil strokes the design of a material refuge, of an inner space...Living isolated, on the edge, in the quiet of nature's unspoilt places.Elaborating, with the spaces of my mind, other real spaces to be built. The graphic part of the project comes from old French albums from the end of the 19th century entitled Cours progressif de paysage, real drawing instruction courses for beginners, recovered from Uncle Achille's trunks.Cours progressif de paysage will also be borrowed for the title of a second photographic project with the same visual and conceptual approach. This photographic work marked a departure from my Collagraphs, a digital cut-and-paste technique similar to the traditional ‘collage’: in practice, a return to the idea - which has always been mine - of contaminating photography with the inclusion of other types of image, graphic or material elements.

Nelle varie escursioni in bicicletta nel Parco dell’Uccellina, nella Maremma grossetana, mi è capitato spesso di soffermarmi davanti a certi meravigliosi spettacoli della natura. Luoghi selvaggi, poca presenza dell’uomo e possibilità di fantasticare, costruire con semplici tratti di matita il progetto di un rifugio materiale, di uno spazio interiore… Vivere isolato, ai confini, nella quiete dei luoghi incontaminati della natura. Elaborare, con gli spazi della mia mente, altri spazi reali da edificare.
La parte grafica del progetto proviene da vecchi album francesi di fine Ottocento dal titolo Cours progressif de paysage, veri e proprio corsi di insegnamento di disegno per principianti, recuperati dai bauli dello zio Achille. Cours progressif de paysage sarà preso a prestito anche per il titolo di un secondo progetto fotografico dal medesimo approccio visivo e concettuale. Questo lavoro fotografico ha sentenziato l’allontanamento dai miei Collagraphs, tecnica taglia&incolla digitale simile al tradizionale “collage”: In pratica un ritorno all’idea – mia da sempre – di contaminare la fotografia con l’inserimento di altri tipi di immagine, di elementi grafici o materici.


GIULIO CEROCCHI

In the 70’s/80’s cultural and photographic environment Giulio Cerocchi finds his personal and original way to express his own creativity and knowledge.His professional experience is enriched by the meetings with the Milanese world of journalism (La Notte), the alternative magazines (Re Nudo, Il Male) and also the world of theater for the Assessorato Cultura e Spettacolo di Milano (Teatro dell’Elfo, Piccolo Teatro, Maurice Bejart Ballet, Teatro di Lindsay Kemp).As a freelancer he faces other more specific experiences in the world of fashion publishing (leather goods) until, few years later, he reaches his own personal and creative working space.This is the period of his professional maturity when he starts his collaboration with the most famous Italian fashion magazines (Amica, Grazia, Vogue Pelle, Mipel, Bazaar Italia, Idea Pelle, Impuls Germania) and with advertising agencies for national and international campaigns : Pollini, Ciesse Piumini, Juventus, Moda, Seteria Ratti, Mont Blanc, Monrif, Pelliccerie Solleciti, Raffaella Curiel.For several years he also gives his collaboration and contribution to the realization of the animation settings with Gruppo Ottanta ( inventors and animators of puppets like Five, Four and Uan for Mediaset T.V. ).Then, in the 90’s he leaves Milano to pursue a new creative project, other than photography, and moves to Maremma (Tuscany). Unfortunately the project doesn’t give the expected results, so Giulio Cerocchi goes back to his first love – photography-.The land of Maremma enhances Giulio’s creativity offering new stimula and emotions with his harsh beauty.In a first phase, his works are inspired by folklore and by mysterious natural atmospheres.The works are photographic – graphic elaborations and collagraphs, created thanks to new digital technologies.His research favors intimate and reflective aspects, and at the moment it explores bi- and three-dimension, using different materials such as iron, wood, bricks and solid objects inserted in the photographs, thus creating evocative contaminations.

Nella cultura e nell’ambiente fotografico milanese degli anni settanta/ottanta Giulio Cerocchi trova spazio per poter esprimere in modo personale e originale il proprio bagaglio di conoscenze e di creatività.I rudimenti della sua professione vengono consolidati da incontri con personaggi del giornalismo milanese (La Notte), di riviste alternative (Re Nudo, Il Male) e del settore Assessorato Cultura e Spettacolo del Comune di Milano (Teatro dell’Elfo, Piccolo Teatro, Teatro di Lindsay Kemp, Maurice Bejart Ballet).Affronta altre esperienze più specifiche collocandosi come freelance nell’editoria moda (settore Pelletteria) giungendo alcuni anni dopo alla creazione di un proprio spazio lavorativo.In questo periodo raggiunge la maturità professionale collaborando con le più note riviste italiane di moda (Amica, Grazia, Vogue Pelle, Mipel, Bazaar Italia, Idea Pelle, Impuls Germania) e con agenzie pubblicitarie nella realizzazione di campagne nazionali e internazionali per nomi come Pollini, Ciesse Piumini, Juventus Moda, Seteria Ratti, Pelliccerie Solleciti, Monrif, Mont Blanc, Raffaella Curiel. Momenti di vero divertimento sono le collaborazioni per diversi anni con il Gruppo Ottanta (creatori e animatori di pupazzi come Five, Four, Uan per le reti Mediaset) per cui ha contribuito anche nella creazione di set di animazione.Approdato in terra di Maremma alla fine degli anni ’90, inseguendo una nuova forma di creatività, si distacca materialmente dall’ambiente fotografico milanese per poi, dopo una disavventura che pregiudica il suo nuovo progetto di vita, riscoprire la sua antica matrice d’artista carica di nuovi stimoli e emozioni suscitati dalla dura bellezza della terra Maremmana.In una prima fase le sue opere sono ispirate dalle culture popolari e dalle atmosfere misteriche della natura. Lavori che si realizzano in elaborazioni grafiche-fotografiche e collagraph grazie alle nuove tecnologie digitali. Attualmente la sua ricerca, che privilegia aspetti intimi, riflessivi e originali, è rivolta alla bidimensionalità e tridimensionalità utilizzando materiali vari, come ferro, mattoni, legno e oggetti inseriti nelle fotografie, creando così una suggestiva contaminazione.